Speciale elezioni/ Mazzacchera (Centro democratico): sottrarre l’ambiente agli speculatori

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Il rispetto dell’ambiente e’ un fattore di crescita del territorio, che va sottratto agli speculatori per Alberto Mazzacchera, candidato alle elezioni politiche 2013 con Centro Democratico

Sono idee chiare e precise, quelle di Alberto Mazzacchera (candidato per il Centro Democratico), che in tema di ambiente dichiara che il rispetto della Terra e di tutto cio’ che ci circonda è un ‘uno dei principali motori di crescita’ del nostro Paese e che uno ‘sviluppo responsabile significa anche che il Pil non è il dato fondamentale per valutare il livello della crescita’ di un Paese.   

 

Quanto è importante il rispetto dell’ambiente nel programma politico del Suo partito?

L’ambiente, inteso come fattore di crescita all’interno di un ineludibile processo di modifica del vigente modello di sviluppo, significa che, nell’ottica di quello che il Centro Democratico chiama “Sviluppo responsabile”, può finalmente essere uno dei principali motori di crescita.

Nel Medioevo, le cinte urbiche difendevano i cittadini dai forestieri, ossia da coloro che giungevano dalle profondità delle foreste, che, all’ombra delle chiome, celavano l’ignoto. In Italia è, a mio avviso, giunto il tempo di erigere mura virtuali per contenere l’espansione illimitata delle città che in alcune parti d’Italia sembra aver annullato il necessario distinguo tra urbano ed extraurbano. Espansione che non è più sostenibile sia perché divora cementificandolo l’ambiente attorno alle aree  urbane e sia perché i costi gestionali di agglomerati urbani sconfinati sono troppo alti. Più l’urbano si espande e più si moltiplicano i ‘filari’ di pubblica illuminazione, la rete fognaria, le strade, il ricorso eccessivo ai mezzi privati, nuovi servizi pubblici a carico della collettività, ecc.. Anche nel Medioevo dopo una fase in cui gli alberi delle foreste venivano abbattuti per fare spazio ai campi coltivati si capì che era per l’uomo giunto il momento di mutare l’approccio culturale: da qui statuti comunali con norme che tutelavano sia gli alberi sia la loro corteccia. Oggi è tempo di immaginare lo sviluppo delle città non più attraverso lo stralcio costante dei piani regolatori (strumenti che andrebbero peraltro costruiti non con il solo ausilio dell’urbanistica) bensì attraverso il recupero di volumi urbani già esistenti ma sottoutilizzati. Dunque mura virtuali per sottrarre le aree agricole, l’ambiente alla cupidigia degli speculatori: mura culturali solide come quelle in muratura perché i mattoni saranno fatti di norme e di sistemi di coinvolgimento dei cittadini interessati dai progetti faraonici di espansione.

 

Quanto conta il settore green nell’economia?

L’espressione “Sviluppo responsabile” significa anche che il PIL non è il dato fondamentale per valutare il livello della crescita e che quindi si impone la rimodulazione quando non anche la trasformazione dei modelli vigenti di sviluppo.

L’Italiano ha nel fondo della sua memoria un senso del risparmio che gli proviene da generazioni che hanno patito specie tra Otto e prima metà del Novecento la miseria: se stimolato a mio avviso può essere il migliore alleato per l’economia verde. Consumare di meno non significa subire una mancanza perché spesso è sufficiente migliorare l’efficienza energetica che ha un positivo riflesso nella contrazione della spesa o anche più semplicemente ridurre gli eccessi. In parte è una questione culturale ed in parte afferisce alle tecnologie. Lo Stato può agire su entrambi i fattori con incentivi economici da un alto e con la promozione di modelli culturali dall’alto. Per far sì che l’investimento in economia green si traduca in una solida e duratura ricaduta occupazionale è necessario però sviluppare idee made in Italy. Oggi oltre il 50% del prezzo di uno smartphone si paga non per i costi della manodopera, della tecnologia o dei materiali bensì per l’idea garantita da un brevetto in mano alle multinazionali. Il genio degli Italiani da un lato per lo sviluppo di idee da brevettare (incidendo sui meccanismi della ricerca ed istituti preposti nonché premiando le aziende che fanno ricerca) e lo spirito del risparmiatore dall’altro possono dare risultati sorprendenti sul fronte dell’economia verde.

 

Come affrontare il problema del rischio idrogeologico?

In una terra bella (anche se in parte sfigurata), e al contempo fragile come è l’Italia, il problema è una sorta di cambiale in bianco. La presenza dell’uomo sul territorio ed il modo di come egli si pone con le sue attività in rapporto allo stesso, fanno la differenza. Ovviamente non esiste un’unica facile ricetta ma un percorso comportamentale per gradi che è fatto anche di rivisitazione di schemi culturali. All’uomo, secondo alcune recenti riletture della Genesi, non è dato di dominare sul mondo vegetale e animale (come erroneamente è stato tradotto in passato) perché in verità nella Bibbia sarebbe scritto “percorrete la terra” dunque camminate sulla terra e non dominatela.

Credo che per governare il territorio occorra anche evitare lo spopolamento di tanti piccoli centri che sono ormai deserti per larga parte dell’anno essendo composti in prevalenza da seconde abitazioni. Ma per evitare ciò si devono mettere in pratica piani di sviluppo capaci di armonizzare la crescita delle aree a maggiore sviluppo con quelle che per loro natura sono economicamente più deboli: diversamente l’abbandono dei luoghi sarà sempre più un fenomeno vasto e inarrestabile. Nel governo del territorio entrano ovviamente anche le buone pratiche agricole e le colture rapportate alle condizioni obiettive del territorio . Occorre poi saper guardare con pragmatismo alle valide soluzioni già attuate ad esempio per rallentare il veloce deflusso delle acque piovane dai grandi piazzali asfaltati, dalle vaste aree industriali verso i fiumi. La questione delle esondazioni dei fiumi è poi legata anche alla sottrazione di aree fluviali e dall’avere talvolta imbottigliato fiumi e torrenti aumentando la forza dell’acqua che si scarica in maniera distruttrice contro l’ambiente costruito dall’uomo in maniera disarmonica.

 

Agricoltura: reputa il settore fondamentale per la crescita? E se si, perché?

La terra e dunque il cibo generato dalla terra insieme all’energia e all’acqua sono assolutamente strategici per le società del tempo a noi prossimo. L’agricoltura italiana va tutelata anche dai grandi gruppi della distribuzione e della speculazione che la strangolano. Basti pensare a ciò che accade con il grano in Sicilia dove la produzione è massacrata dalla speculazione e ciò senza porsi la domanda di quanta pasta italiana, venduta come un’espressione di tipicità, è prodotta con grano italiano? Sicuramente una maggiore informazione aiuterebbe il consumatore nella scelta consapevole e conseguentemente potrebbe favorire determinati settori dell’agricoltura di qualità italiana. In antico esistevano le annone comunali del grano, dell’olio del vino, ecc.: grandi magazzini pubblici per difendere i cittadini dalle carestie. Oggi probabilmente occorre immaginare strumenti giuridici internazionali capaci di difendere gli agricoltori da una speculazione transnazionale che non ha certo a cuore la buona agricoltura e le qualità intrinseche del prodotto che giunge sulla tavola dei consumatori.

 

Energie: rinnovabili o fonti fossili? Perché?

E’ irragionevole consentire che una quota troppo rilevante di energie fossili sia ingoiata dal trasporto. Il petrolio (in questo ha ragione il designer francese Philippe Stark) è troppo prezioso per altri impieghi a cominciare dalla plastica nei settori in cui è difficilmente sostituibile. Per l’Italia sviluppare ulteriormente le energie rinnovabili in maniera però armonica con l’ambiente (sì al sole ma no alle distese di fotovoltaico, ecc.) e con tecnologie almeno in parte gradualmente crescente  italiane è irrinunciabile. L’Appennino è una lunga S che abbraccia tutta la penisola e che potrebbe alimentare una rete di piccole centrali a biomasse alquanto a ridosso delle aree di approvvigionamento ed opportunamente sorvegliate grazie alla teleinformatica da alcuni centri di controllo di pubblica rilevanza. Allo stato attuale quando si taglia un bosco si portano a valle i tronchi lasciando il resto in sito e ciò costituisce un pericolo per gli incendi e per un non breve lasso di tempo diventa una cappa per quanto si trova al di sotto, mentre questo sarebbe materiale utile per un sistema di centrali a biomassa. Accanto ai boschi ci sono poi i residui della spremitura delle olive e dell’uva. Inoltre il calore delle centrali potrebbe essere usato ad esempio per le coltivazioni in serra. Ciò produrrebbe energia e occupazione sui territori.

Va detto che è anche improrogabile il consumare di meno a cominciare in particolare dalla sostituzione delle lampade ai vapori di mercurio della pubblica illuminazione (la classica lampadina a luce bianca) con lampade a Led che consente un risparmio pari all’80% (il risparmio rispetto alle lampade al sodio di colore arancio è minore ma rimane oltre il 30%). Per fare ciò sarebbe già sufficiente  affiancare i comuni italiani sotto il profilo scientifico e amministrativo con validi esperti pubblici super partes. Una simile operazione, che non ha impatto ambientale corrisponde ad un discreto numero di  centrali di produzione di energia elettrica. Accanto poi alle rinnovabili è tempo di ridurre il trasporto su gomma a vantaggio di soluzioni assolutamente praticabili in vaste aree italiane e con minore consumo di idrocarburi.

 

Avete pensati a come potreste promuovere la diffusione dell’auto elettrica? E l’uso della bicicletta?

La bicicletta ha bisogno di corsie ciclabili: poi ovviamente sistemi di noleggio (con qualche correttivo contro i furti e atti vandalici) non possono che incrementarne l’uso. Nel resto d’Europa dove c’è decisamente più attenzione (nonostante le condizioni climatiche siano non favorevoli come in Italia) sono state adottate soluzioni che potrebbero essere facilmente attuate. E’ chiaro che non si può immaginare di lasciare tale compito (che ha una portata nazionale) esclusivamente sulle spalle degli enti locali e al contempo che prima occorre sviluppare la bicicletta nelle aree più densamente popolate perché il vantaggio è maggiore. Per quanto attiene l’auto elettrica il grande incentivo potrebbe arrivare dall’accesso a molte ZtL di grandi città. Si tratta di armonizzare però l’esigenza dei pedoni e dei cittadini con un numero che rapidamente potrebbe essere crescente di auto a trazione elettrica nelle ZtL. Il noleggio trova ancora molte resistenze in parte anche legate all’inciviltà di alcuni utilizzatori. Forse metodi di rilevazione automatizzati al termine di ogni utilizzo con la creazione di una black list dei vandali potrebbe essere una soluzione. Infine occorre moltiplicare i parcheggi scambiatori in cui si possano lasciare le automobili tradizionali per passare ad altri mezzi di trasporto più sostenibili.

 

Ci dice un suo comportamento eco che assume abitualmente nella vita di tutti i giorni?

Acquistare solo la tecnologia che serve realmente in rapporto alla propria vita, al proprio lavoro e bere acqua potabile dei pubblici acquedotti. Per mia nonna classe 1906 che visse fino a 98 anni e che aveva certo visto straordinarie invenzioni e conquiste diventare di uso comune l’acqua corrente in casa rimaneva la più preziosa. E aveva ragione perché lei (la rete degli acquedotti giunge nelle case degli Italiani in maniera capillare solo nei primi decenni del Novecento) come tanti altri andava a prendere l’acqua alla pubblica fonte con la differenza che lei l’acqua la prendeva gratuitamente mentre gli Italiani di oggi, grazie alla martellante pubblicità, vanno contenti al supermercato e la pagano convinti che sia una conquista. La follia delle acque minerali che dal Sud vanno al Nord e viceversa, è tutta italiana. A Parigi (come in altre grandi città europee) da tempo si fanno incisive campagne promozionali per l’uso dell’acqua potabile e nei ristoranti si può avere senza costo l’eau en carafe tirata dall’acquedotto comunale, mentre da noi prospera il costoso monopolio culturale dell’acqua minerale. Senza parlare dei gestori degli acquedotti comunali che, pensando solo a fatturati ed utili, poco si preoccupano dello stato della rete e compensano i problemi che richiederebbero investimenti strutturali con il ricorso ampio quando non eccessivo del cloro.

 

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ambiente, elezioni politiche, Mazzacchera, politiche 2013

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