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Smog a Milano: l’inquinamento si combatte tutti insieme

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L’inquinamento urbano a Milano puo’ essere contenuto solo se l’attenzione all’ambiente diviene un impegno comune, di cittadini e istituzioni

 

Concertare le politiche su un livello territoriale allargato, ascoltare le imprese per prevenire danni e impatti negativi (in particolare per emergenze smog e scelte improvvise legate al controllo del traffico), coinvolgere le aziende con incentivi e non solo limiti o sanzioni, seguire il contributo di studi e dati scientifici. L’appello arriva dalla Camera di commercio al convegno di oggi: “Un’aria pulita è possibile: una strategia condivisa per combattere l’inquinamento a Milano”. 

“Ci vuole un impegno comune per l’ambiente- ha dichiarato Carlo Sangalli, presidente della Camera di commercio di Milano –  attraverso politiche condivise al più alto e ampio livello possibile coinvolgendo anche il mondo delle imprese. Una città sana e pulita è un valore: sarebbe importante affrontare il tema smog al di fuori della logica dell’emergenza che spesso rappresenta un costo anche per le imprese con pesanti ricadute economiche. L’obiettivo è quello di rilanciare una Milano a 3 A, Aperta, Accogliente e Attrattiva”.

Un costo per le imprese: un miliardo all’anno da ritardi, disagi e malattie. La Camera di commercio ha stimato attraverso un’indagine su quasi mille imprese che inquinamento, traffico e disagi costano a ciascun operatore circa 3 mila e 500 euro all’anno, per un totale di 1 miliardo di euro, in termini di ritardi, malattie e giorni di lavoro persi.

Asfalti e materiali da costruzioni “assorbenti” ridurrebbero più del 20% le emissioni inquinanti. Il settore della combustione non industriale (riscaldamento residenziale) e quello del trasporto su strada sono i maggiori responsabili delle emissioni di PM10 primario e ossidi di azoto (NOX) sia nel Comune di Milano (circa l’80% delle emissioni nocive) che in tutta la Provincia. In particolare, a livello comunale i contributi alle emissioni di PM10 primario e ossidi di azoto sono rispettivamente pari all’11% e al 24% per il settore della combustione non industriale; per quanto riguarda il settore del trasporto su strada invece, i contributi ammontano rispettivamente al 64% e 59% (in particolare rappresenta oltre la metà di questo dato il contributo dei veicoli alimentati a gasolio per il PM10 primario – 60% – e la quasi totalità per gli ossidi di azoto – 90% -). Analogamente, a livello provinciale i contributi alle emissioni di PM10 primario e ossidi di azoto sono rispettivamente pari al 15% e 12% per il settore della combustione non industriale; per quanto riguarda il settore del trasporto su strada invece, i contributi ammontano rispettivamente al 63% e 67%. Ma qualche cosa si può fare: il monitoraggio delle condizioni dell’asfalto e la scelta di opportuni parametri negli aggregati minerali che lo costituiscono (materiali “assorbenti” per asfalti e costruzioni), può portare a una riduzione della quantità totale di PM10 emesso da traffico dal 20% al 40% del totale. Emerge dalla ricerca “Relazione tra emissioni inquinanti e loro concentrazioni atmosferiche” della Camera di Commercio di Milano in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano e CRASL (Centro di ricerca per l’ambiente e lo sviluppo sostenibile della Lombardia).

Il settore “green” cresce a Milano: +3,5% imprese in un anno. D’altra parte Milano e la Lombardia sono sempre più green in fatto di imprese: a Milano le imprese legate all’ambiente hanno superato le 27 mila unità nel 2011 (+3,5%, rispetto al +0,5% lombardo e al –1,6% italiano), pari al 2,4% nazionale e al 24,5% lombardo, mentre gli addetti di questo settore arrivano a 120 mila (pari al 6% nazionale e al 38,8% lombardo). Emerge da una elaborazione del servizio  studi della Camera di commercio di Milano su dati Infocamere 2011.

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