Abitare sostenibile: le lampadine a basso consumo energetico

L’illuminazione incide per il 15-20% sulla bolletta dell’elettricità. Percentuale che può essere ridotta sostituendo le lampade ad incandescenza con quelle a risparmio energetico. Ma come sono queste lampade e quali vantaggi e svantaggi hanno?

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Le lampade a basso consumo sono state commercializzate in larga scala verso la fine degli anni ‘80 quando erano già presenti, soprattutto nel settore industriale, le lampade a neon. La tipologia più diffusa di lampade a basso consumo è la lampada fluorescente: una particolare lampada a scarica in cui l’emissione luminosa visibile non è emessa direttamente dal gas ionizzato, ma da un materiale fluorescente. Come molti prodotti a basso consumo, hanno un costo elevato rispetto alle lampade comuni.

 

 

Ciò dipende principalmente da tre fattori: complessità, visto che sono dotate di più parti rispetto ad una lampada normale (vetro lavorato e sagomato, gas, componenti elettronici, involucro plastico); tempo di lavorazione e assemblaggio superiori; numero di vendite bassissimo, soprattutto in Italia. Tuttavia, rispetto alle lampadine comuni durano di più, anche se questo vantaggio è legato perlopiù alla frequenza delle accensioni durante la giornata: il sistema elettronico contenuto all’interno, infatti, viene particolarmente sollecitato nel momento in cui premiamo l’interruttore e di conseguenza è il primo a danneggiarsi. Per questo, si consiglia una lampada a basso consumo nei casi in cui la luce debba rimanere accesa il più a lungo possibile, mentre è sconsigliabile nelle zone di passaggio dove si ha bisogno di luce solo per pochi secondi.

 

A danneggiarsi meno è il gas contenuto all’interno dei tubi in vetro. L’unico inconveniente, avvertibile a lungo andare, potrebbe essere una minore intensità di luce nei primi 30-60 secondi di funzionamento.

 

Esistono tre tipi di lampade fluorescenti: compatte, concepite per concentrare tutta la luminosità in un piccolo volume con lo scopo di ridurre l’ingombro; circolari, con tubo a forma circolare, utili per ottenere un’illuminazione simmetrica in diverse direzioni; lineari, con tubo a forma lineare, la cui lunghezza è variabile a seconda del modello, in modo da ottenere una diversa luminosità complessiva.

 

Le prime lampade a risparmio energetico generavano una luce molto fredda, spesso incompatibile con quello che l’occhio umano è abituato a vedere con la del sole, procurando così, in alcuni casi, difficoltà di lettura, di svolgimento delle normali attività domestiche e, addirittura, nausee. Col tempo, però, sono stati messi in commercio nuovi modelli, sia a luce fredda che calda (nonostante ciò, c’è chi sostiene ancora che le compatte arrechino fastidio e danni a persone con problemi di fotosensibilità).

 

Negli anni i miglioramenti sono stati fatti anche per quanto riguarda la loro sostenibilità ambientale. Le lampade fluorescenti contengono mercurio, un metallo estremamente inquinante. La normativa comunitaria (Direttiva 2002/95/CE), che vieta la commercializzazione nell’Unione europea di apparecchiature elettriche ed elettroniche contenenti sostanze considerate tossiche - piombo, mercurio, cadmio, cromo esavalente e bifenili polibromurati -, esentava da tale obbligo le lampade fluorescenti compatte per un quantitativo massimo di mercurio pari a 5 mg per lampada, dato che il mercurio è un elemento necessario per il funzionamento di queste lampade. Nonostante ciò, da qualche anno sono comparse sul mercato lampade fluorescenti completamente prive di vapori di mercurio.

(Flavia Dondolini)