Crisi idrica. Alcune soluzioni contro lo spreco di acqua

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Ecco le soluzioni del Barilla Center for Food & Nutrition alla crisi idrica, presentate alla manifestazione organizzata dallo Stockholm International Water Institute e dalla Fao

 

Garantire la disponibilità di acqua a tutta l’umanità è una delle maggiori sfide a livello globale, poiché ancora oggi vi sono profonde differenze nelle possibilità di accesso tra i diversi Paesi: mettendo a confronto le economie più sviluppate e quelle in via di sviluppo, si va dai 575 litri pro capite disponibili degli Stati Uniti ai 385 dell’Italia, 285 della Francia, 180 del Brasile, 135 dell’India e 85 della Cina. Ma nei Paesi non sviluppati, un miliardo di individui vive con meno di venti litri di acqua potabile al giorno. Per garantire sufficienti risorse idriche e alimentari a un Pianeta che entro il 2050 raggiungerà i 9 miliardi di individui occorre un ripensamento delle abitudini alimentari che tenga conto della salute e del benessere delle persone, ma anche del relativo impatto ambientale. 

Il Barilla Center for Food & Nutrition si inserisce nel dibattito proponendo il modello della Doppia Piramide alimentare e idrica, che mette in relazione la tradizionale piramide alimentare con l’impatto dei suoi componenti in termini di consumo di risorse idriche (impronta idrica). Dal modello emerge che per produrre, distribuire, consumare e infine smaltire un pomodoro sono necessari 13 litri di acqua, mentre il ciclo di vita di una fetta di pane vale 40 litri, per 100 grammi di formaggio 500 litri, per un hamburger 2400 litri d’acqua. In generale, il consumo d’acqua virtuale giornaliero per l’alimentazione di un individuo varia da circa 1500-2600 litri nel caso di una dieta vegetariana a circa 4000-5400 litri in caso di una ricca di carne. Risulta evidente come gli alimenti raccomandati dalla dieta mediterranea per un consumo più frequente, abbiano un impronta idrica minore.

Un passo fondamentale per garantire sufficiente cibo a tutta l’umanità dovrà essere fatto anche nel ridurre lo spreco alimentare, sia al livello della filiera (produzione e distribuzione) che nella fase di consumo. Oltre il 30% della produzione totale destinata al consumo umano viene infatti sprecata, tra perdite alimentari, scarti di produzione e spreco domestico. Nei Paesi industrializzati finiscono nel cestino 222 milioni di tonnellate di cibo ogni anno, quantità sufficiente a sfamare l’intera popolazione dell’Africa Sub Sahariana (230 milioni). Solo in Europa la quantità ammonta a 89 milioni di tonnellate, ovvero a 180 kg pro-capite, e l’Italia rappresenta circa il 10% con 8,8 milioni di tonnellate: 27 Kg pro-capite che si traducono in  un costo di 454 euro all’anno per famiglia. Per iniziare a ridurre lo spreco a livello domestico il Barilla Center propone alcune raccomandazioni al consumatore, a partire dal momento della spesa, per arrivare alle corrette modalità di conservazione, preparazione del cibo ed eventuale riutilizzo degli avanzi.

Il BCFN parteciperà anche a una tavola rotonda organizzata domani, 29 agosto alle 16.45 durante una sessione dedicata della World Water Week (Stoccolma, 26-31 agosto), dal titolo “The Way Forward – what needs to be done, how to do it and how to evaluate progress”: l’intervento sarà a cura di Luca Ruini, esperto in tematiche di sostenibilità ambientale per il Barilla Center for Food & Nutrition.

La Water economy è un tema al centro dell’attività del Barilla Center for Food & Nutrition, e avrà una sessione dedicata anche in occasione del 4° International Forum on Food and Nutrition, che si terrà a Milano i prossimi 28 e 29 novembre 2012.

Tutti le attività del BCFN possono essere seguite online, collegandosi al sito www.barillacfn.com

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