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Salute, l’ Italia è un paese longevo, pigro e fumatore

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I dati del rapporto sullo stato di salute dell’Italia relativi al 2011, mostrano come il nostro paese sia uno dei più longevi d’Europa. Ma la pigrizia uccide quanto e più del fumo o della cattiva alimentazione

Italia: 66 milioni di abitanti, di cui un quinto ha più di 60 anni. Non solo. La nostra è una nazione dove quasi tre milioni di persone consumano droghe e dove aumenta la violenza domestica. Per non parlare dei cattivi stili di vita come pigrizia e fumo.  

Si riassumono così i risultati del Rapporto sullo stato di salute presentato dal ministro Renato Balduzzi. Tra gli altri dati rilevanti quello dell’aumento della popolazione straniera residente, arrivata a 4 milioni 570.317 nel 1 gennaio di questo 2011. All’interno del documento possiamo leggere che “L’Italia raggiunge il traguardo storico dei 60 milioni di abitanti e tra questi il 20,3% ha più di 65 anni”.

Negativo è il bilancio nascite e decessi, “la differenza tra nascite e decessi registra un saldo negativo di 25.544 unità. Il numero dei nati vivi in Italia nel corso del 2010 è 562.000 unità, per un tasso di natalità pari a 9,3 per 1.000 abitanti. Il numero dei decessi è invece 587.488 unità, per un tasso di mortalità pari a 9,7 per 1.000 abitanti. Dal secondo dopoguerra a oggi si tratta del livello di mortalità più alto dopo quello avuto nel 2009 (592.000), a conferma del fatto che la popolazione è profondamente interessata dal processo di invecchiamento”.

Ad incidere sulla salute dell’Italia sono anche gli stili di vita: “In Italia si stima siano attribuibili al fumo di tabacco dalle 70.000 alle 83.000 morti l’anno, con oltre il 25% di questi decessi compreso tra i 35 e i 65 anni di età”. Non trascuriamo la violenza domestica. “È In casa che le donne, anche incinte, vengono più spesso maltrattate, principalmente dal marito o dal compagno. I bambini esposti a episodi di violenza familiare sono più propensi a esercitare forme attive di bullismo nei confronti dei compagni o a essere vittime di bullismo”.

Un bilancio, arrivato a fine 2011, non proprio positivo. Uno spunto per i buoni propositi per questo 2012.

(GC)

 

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