Saranno i bidet a salvare gli alberi?

Secondo la rivista Scientific America, sì: i dati sono tutti dalla parte dei bidet

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Quello della presenza o non presenza del bidet nei bagni internazionali è un vecchio adagio delle conversazioni che avvengono nel nostro paese. Non neghiamolo, è una cosa di cui ci informiamo sempre.
Così assolutamente immancabile in ogni bagno di ogni struttura sia privata che pubblica del nostro paese, il bidet è totalmente assente dai gabinetti di moltissimi altri luoghi. L'America, per esempio. Ed è proprio per questo che, nella sezione Earth talk della rivista Scientific America, dove i lettori hanno la possibilità di fare domande agli esperti, Peter K. di Albany ha chiesto se l'installazione di bidet non sarebbe un modo per risparmiare sulla carta una&getta che viene usata per l'igiene intima.
Per rispondere, Scientific America ha riportato alcuni dati divulgati da Justin Thomas, direttore del sito MetaEfficient, che reputa il bidet una vera e propria «tecnologia verde» che elimina l'uso della carta igienica: secondo la sua analisi, gli americani usano 36,5 miliardi di rotoli di carta igienica ogni anno, che rappresentano il macero di circa 15 milioni di alberi e quindi di «473.587.500.000 litri d'acqua per produrre la carta e 253.000 tonnellate di cloro per lo sbiancamento». Senza contare che la produzione richiede circa 17,3 Terawatt di energia elettrica ogni anno e significative quantità di energia e materiali che vengono utilizzati negli imballaggi e nei trasporti per i punti di vendita al dettaglio.
A quelli che dicono che il bidet genera acque reflue, Scientific America ricorda che la quantità è banale rispetto all'acqua che usiamo per produrre carta igienica.
Ormai, oltre che in gran parte dell'Europa, i bidet sono popolari in molte altre parti del mondo: Thomas riporta che, per esempio, il 60% delle famiglie giapponesi possiede bidet ad alta tecnologia Washlet realizzati dalla Toto e che addirittura il 90% delle case venezuelane ne ha uno.
Ci sono molti modi per essere verdi e, almeno in questo, non c'è un italiano che non lo sia.