Alluminio negli alimenti: è tossico?

Come utilizzare vaschette e fogli di alluminio per non correre rischi

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Quando pensiamo all’alluminio probabilmente la prima immagine che ci viene in mente è il foglio di alluminio che usiamo in cucina, o la lattina. L’alluminio è presente ovunque: basti pensare che costituisce oltre l’8% della crosta terrestre o che, tornando nel quotidiano, viene utilizzato per fabbricare utensili, farmaci, ma si trova anche in cibi e deodoranti. 

Rispetto ad altri metalli che hanno un ruolo nel nostro corpo e quindi, nelle giuste quantità, sono preziosi per la nostra salute, come ferro, zinco o rame, l’alluminio non ha alcun apporto. Anzi, una sua presenza eccessiva si può ritenere dannosa.

L’alluminio, dicevamo, è presente ovunque in natura, dalle acque al suolo e di conseguenza se ne trovano tracce nei cibi. Per alcuni additivi alimentari l’alluminio è fondamentale: parliamo di lievito chimico, formaggi fusi (sottilette, formaggino ecc) e sottaceti.

Gli esperti scientifici dell’Organismo europeo di vigilanza sulla sicurezza alimentare hanno valutato la sicurezza dell’alluminio in tutte le fonti alimentari, fissando ad 1 milligrammo di alluminio per chilogrammo di peso corporeo la dose settimanale tollerabile (TWI). Gli esperti del gruppo di esperti scientifici AFC[1] calcolano che, in una parte significativa della popolazione europea, l’assunzione dell’alluminio possa superare la TWI.

“Gli alimenti che maggiormente contribuiscono all’assunzione alimentare di alluminio - spiega l’Efsa - sono i cereali e i prodotti a base di cereali (come pane, dolci, biscotti e pasticceria), verdure (come funghi, spinaci, rafano e lattuga), bevande (come tè e cacao) e alcuni alimenti per lattanti. L’acqua potabile rappresenta una fonte di esposizione secondaria. Un’ulteriore esposizione può derivare da medicinali e prodotti di consumo che contengono composti dell’alluminio.”

Sulla pericolosità dell’alluminio non ci sono ancora certezze, come spiega l’Efsa: “L’alluminio ha mostrato effetti neurotossici nei pazienti dializzati e per questo cronicamente esposti ad elevate concentrazioni di alluminio. È stato inoltre suggerito che l’alluminio sarebbe associato al morbo di Alzheimer e ad altre malattie neurodegenerative dell’uomo; tuttavia, in base ai dati scientifici a disposizione, il gruppo di esperti scientifici non ha ritenuto che l’esposizione all’alluminio tramite gli alimenti costituisca un rischio per l’insorgenza del morbo di Alzheimer.”

Come dobbiamo comportarci in cucina?
Le vaschette di alluminio spesso sono rivestite da uno strato di vernice e quindi non si verifica un contatto diretto tra il cibo e il metallo.
Anche i fogli sono sicuro se conserviamo i cibi in frigorifero a temperature attorno ai 5 gradi.

Le condizioni ammesse dalla legge per recipienti e fogli in alluminio sono le seguenti:

– contatto breve: tempi inferiori alle 24 ore in qualunque condizione di temperatura,
– contatto prolungato: tempi superiori alle 24 ore a temperatura refrigerata,
– contatto prolungato: tempi superiori alle 24 ore a temperatura ambiente limitatamente agli alimenti con basso potere estrattivo (come caffè, spezie ed erbe, zucchero, cereali, paste alimentari non fresche, prodotti della panetteria, legumi e frutta secca, ortaggi essiccati).

Nella legge italiana, come ricorda anche ilfattoalimentare.it, si specifica che devono essere evitati i contatti prolungati a temperatura ambiente, o comunque non refrigerata, con alimenti acidi o troppo salati visto che l’ acidità e l’eccesso di sale favoriscono il passaggio del metallo nell’alimento. La legge introduce inoltre un obbligo di etichettatura per prodotti in alluminio, sui quali deve essere indicato:

– non idoneo al contatto con alimenti fortemente acidi o fortemente salati
– destinato al contatto con alimenti a temperature refrigerate
– destinato al contatto con alimenti a temperature non refrigerate per tempi non superiori alle 24 ore
– destinato al contatto con gli alimenti a basso potere estrattivo a temperature ambiente anche per tempi superiori alle 24 ore.

 

 

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