Il sindaco di Buenos Aires chiude lo zoo

A Buenos Aires è stata annunciata la chiusura di uno zoo vecchio 140 anni ed è stato lanciato un messaggio importante contro la cattività

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La cattività è degradante: è questo il motivo che ha spinto Horacio Rodríguez Larreta, sindaco della capitale argentina, verso la chiusura di uno zoo che custodiva 2.500 animali selvatici – 89 specie di mammiferi, 49 specie di rettili e 175 specie di uccelli, per la precisione. A chi da sempre combatte contro la condizione degli animali in gabbia, costretti all'esposizione, non è questa grande novità, ma diventa una frase molto importante quando la sua conseguenza è che gli animali che sono stati obbligati a stare in cattività verranno spostati nelle riserve naturali di tutto il Paese, dove potranno vivere in ambienti più idonei – gli animali più vecchi e quelli troppo malati per essere spostati verranno fatti rimanere nel sito ma non saranno in esposizione. 

Lo zoo di 45 acri (equivalenti a 18,21 ettari) si trasformerà in un parco ecologico che verrà riaperto entro la fine dell'anno. A quanto riferito proprio da Rodriguez, questo parco servirà a fornire ai bambini un luogo in cui poter imparare come prendersi cura degli animali e come relazionarsi con le diverse specie. E non solo. Il parco ecologico servirà anche da rifugio per gli animali salvati dal traffico illegale, che proprio lì verranno seguiti nella loro riabilitazione.

Lo zoo di Buenos Aires era originariamente parte del Parque Tres de Febrero, un parco urbano con una piccola sezione dedicata agli animali che era stato aperto a Buenos Aires nel 1875. Solo nel 1888 questa sezione è stata separata dal resto del parco e nominata ufficialmente come «zoo». Da quel momento è sempre stata una delle principali attrazioni turistiche della città, nonostante la cattiva pubblicità della quale ha risentito nel corso degli ultimi due anni.

Ora basta, è il momento di cambiare: le prossime generazioni non dovranno nemmeno più pensare all'orrore di tenere gli animali in gabbia.