Crisi della pesca nell’Adriatico: -54% in 5 anni

La pesca del merluzzo è cinque volte oltre al limite di sostenibilità

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La pesca nel Mediterraneo prosegue a ritmi difficilmente sostenibili nel lungo periodo e già si assiste a una consistente diminuzione.

Nel nostro mare Adriatico si registra un crollo del 21% delle catture della pesca italiana. Ma questa è solo una media: per alcune specie molto richieste la flessione è ben maggiore: si parla di un -45% per il nasello (tra il 2006 e il 2014) e addirittura di un -54% per lo scampo in soli 5 anni (2009-2014).

E ricordiamo che l’Adriatico sostiene la metà della pesca italiana e in questo bacino si concentra quasi la metà della flotta del nostro paese.

Questi dati preoccupanti sono stata diffusi dalla Commissione europea per lanciare l’allarme. Se continuiamo così non c’è futuro per il nostro mare.

La colpa di questo stato è della pesca intensiva che ha ha causato lo sfruttamento eccessivo di tutti gli stock ittici dell’Adriatico. Inoltre questa pratica ha alterato l’ecosistema causando la crisi della pesca. Ad esempio il merluzzo è pescato oltre cinque volte la soglia di sostenibilità.

Secondo un recente sondaggio condotto da Greenpeace, ripreso dall’Adnkronos, il merluzzo, dopo il tonno, è infatti il pesce preferito dagli italiani, acquistato dal 71% dei consumatori. La pesca a strascico insiste anche su aree particolarmente vulnerabili come la Fossa di Pomo, una depressione in centro Adriatico dove si trova la più importante zona di riproduzione (nursery) di scampi e nasello di tutto l’Adriatico.

“L’elevato sfruttamento dell’Adriatico – dice Domitilla Senni, portavoce dell’Adriatic Recovery Project - ha reso questo mare uno dei più impattati al mondo. Consentire la pesca a strascico in una delle sue zone più vulnerabili, come la Fossa di Pomo, dimostra il grado di miopia del governo italiano, che sta condannando l’Adriatico ad una rapida desertificazione”.