Più alghe, meno gas

Secondo un nuovo studio, mangiare alghe potrebbe ridurre la produzione di metano delle mucche

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I ricercatori della University of California, Davis (UC Davis) hanno scovato una fonte di cibo inaspettata che potrebbe aiutare a ridurre la produzione di metano delle mucche: le alghe. Come è stato descritto in un recente studio, presentato al meeting dell'American Dairy Science Association, i bovini che mangiano un mix sperimentale di alimenti speciali, conditi con uno specifico ceppo di alghe, producono meno gas serra rispetto agli altri della loro specie.

Com'è noto, l'agricoltura contribuisce molto alle emissioni di gas serra: i ruminanti emettono ogni giorno enormi quantità di anidride carbonica e metano. Ed è proprio per far fronte a questo problema che i ricercatori della UC Davis hanno sperimentato nuove combinazioni di mangimi per le mucche.

Il fieno è stato mescolato con fino all'uno per cento di alghe rosse presenti in natura, le Asparagopsis armata (della divisione Rhodophyta), e, per incoraggiare le mucche a mangiare il nuovo cibo, è stata aggiunta della melassa come dolcificante naturale, anche per mascherare il sapore e l'odore salato.

Per misurare l'efficacia di questo nuovo mangime, i ricercatori hanno portano il bestiame in una speciale camera «etilometro», per tre volte al giorno, dove veniva misurato il respiro delle mucche: in questo modo è stato scoperto che le mucche che mangiavano il misto di fieno, alghe e melassa producevano molto meno metano delle altre – in tre esperimenti fatti nel giro di due settimane, si è visto che i ruminanti che mangiavano il più alto mix di alghe avevano dimezzato la produzione di metano.

Anche se questo ha visto ridurre (di poco) la produzione di latte, non ne ha cambiato il sapore e nessuna traccia di pesce o salsedine è stata trasferita nella produzione casearia.

Ovviamente, prima che le alghe possano diventare una parte importante dei mangimi agricoli, l'industria deve superare diversi ostacoli – il sapore, l'approvvigionamento, la validità economica dell'affare – ma potrebbe essere davvero una svolta per la riduzione delle emissioni di gas serra causate da questi ruminanti.